GLOBAL FOOD INNOVATION SUMMIT

Alla vigilia del "THE GLOBAL FOOD INNOVATION SUMMIT" di SEEDS AND CHIPS, Valentina Elena Tartiu e Piergiuseppe Morone pubblicano un interessante capitolo sulla rivista Food Waste Reduction and Valorisation in cui parlano  anche della nostra esperienza. Condividendo l'approccio scientifico e l'impostazione del capitolo riportiamo l'abstract e i riferimenti sul nostro portale, sperando che il loro lavoro coincida anche con il rinnovato interesse da parte di chi effettua programmazione e scelte.

Noi siamo consapevoli che queste tematiche non possono essere rinviate: devono avere l'attenzione e gli investimenti che meritano non lasciando il peso del proseguire sulle singole esperienze.

Chapter
Food Waste Reduction and Valorisation
pp 303-327
Date: 28 April 2017
Grassroots Innovations and the Transition Towards Sustainability: Tackling the Food Waste Challenge

Valentina Elena Tartiu , Piergiuseppe Morone

Abstract
The need for innovative approaches to tackle food waste problem is widely recognized, given its tight links with agriculture, food security, trade, energy, deforestation, and climate change challenges. As a matter of fact, an emerging branch of literature is drawing attention to the value of food waste, reporting both technological aspects of food waste valorisation (by means of case studies and/or pilot-scale laboratory experiences), and how such innovative pathways may contribute to the transition towards sustainable production and consumption systems and a more sustainable waste regime. However, little research efforts have been invested so far in relation to the development and diffusion of innovative approaches addressing the food waste problem and the role of grassroots innovations. Thus, our chapter aims at contributing to this strand of literature, by addressing two main issues:
how do grassroots movements act and how effective are they in catalysing innovation in the food waste field?
what are the specific roles that grassroots innovations may play in the transition towards sustainable production and consumption systems and a more sustainable waste regime?
Our investigation draws on the analysis of several case studies of grassroots innovations from European countries, and builds on the multi-level perspective (MLP) approach.
The specific findings of our study could support decision makers in developing tailored strategies to minimize the amount of food wasted along the supply chain and to unlock the enormous potential of food waste that is being landfilled, and also to instil some further investigations related to this strand of food waste literature.
Keywords
Food waste Grassroots innovations Transition towards sustainability MLP

Le innovazioni di base e la transizione verso la sostenibilità: affrontare la sfida per i rifiuti alimentari
Abstract

La necessità di approcci innovativi per affrontare il problema dei rifiuti alimentari è ampiamente riconosciuta, tenuto conto dei suoi stretti legami con l'agricoltura, la sicurezza alimentare, il commercio, l'energia, la deforestazione e le sfide del cambiamento climatico. Infatti, un ramo emergente della letteratura sta attirando l'attenzione sul valore dei rifiuti alimentari, segnalando sia gli aspetti tecnologici della valorizzazione dei rifiuti alimentari (attraverso casi di studio e/o esperienze di laboratorio su scala pilota) e come tali innovativi percorsi possono contribuire alla transizione verso sistemi di produzione sostenibili e consumi e un regime di sprechi più sostenibile. Tuttavia, fino ad ora sono stati investiti piccoli sforzi di ricerca in relazione allo sviluppo e alla diffusione di approcci innovativi riguardanti il ​​problema dei rifiuti alimentari e del ruolo delle innovazioni di base. Quindi il nostro capitolo mira a contribuire a questo filone di letteratura, affrontando due temi principali:
Come agiscono i movimenti di base e quanto siano efficaci nel catalizzare l'innovazione nel campo dei rifiuti alimentari?
Quali sono i ruoli specifici che le innovazioni basilari possono svolgere nella transizione verso sistemi di produzione e consumi sostenibili e un regime di sprechi più sostenibile?

 

 

 

INNOVAcTION DAY RENAULT

Segnaliamo il link di DSINNOVA e trovate l'intervista a Daniele Gioia che parla di recofunghi e dell'iniziativa sociale di Recofunghi, Prison Kit a Matera capitale della cultura.

per saperne di più cerca Recofunghi nei contributi della giornata al link seguente:

http://www.dsinnova.com/innovaction-day-17-marzo-2017/ 

 

oppure se vuoi solo ascoltare l'intervista clicka qui

 

 

 

 

Intervista su ClicLavoro del Ministero

Come e quando è nata l'azienda sostenibile Recofunghi?

La nostra azienda nasce nel 2010 in una soffitta di una casa umida dove abitavamo da studenti universitari. Per enorme casualità abbiamo unito i fondi di caffè con il micelio (seme) del fungo Pleurotus; vederli nascere abbondanti ci ha dato la spinta per iniziare a sperimentare se fosse possibile produrre funghi utilizzando uno scarto, il fondo di caffè, diffuso su tutto il territorio nazionale e facilmente reperibile.

Da lì, con il supporto della Camera di Commercio di Potenza e del suo bando N.I.D.I., abbiamo avuto la possibilità di testare dal punto di vista chimico e sensoriale in nostro prodotto.

Successivamente, abbiamo chiuso gli occhi, e senza il supporto di nessuno, siamo partiti (a fine 2012) con quella che di fatto è stata una delle prime aziende, se non la prima, dell'economia circolare in Italia, la Recofunghi.

Nel 2013 abbiamo vinto gli Oscar Green e realizzato il Recokit, un kit, il recokit, che con semplicità riesce a far produrre funghi da fondi di caffè al nostro consumatore. La nostra Mission è quella di produrre sostenibilità, ma dovevamo trovare qualcosa che sostenesse anche noi, il Recokit appunto.

Nel 2014 abbiamo avuto riconoscimenti in giro per l'Italia e nel 2015 siamo stati catapultati per la nostra Regione (la Basilicata) prima e nella Potenza del Limite poi, all'ultimo piano del Palazzo Italia, a rappresentare la tutela del suolo, dell'acqua, la riduzione degli sprechi e l'accesso al cibo ad Expo, in pieno rispetto dei principi della Carta di Milano, Carta che ancora ci portiamo dietro.

Nel 2016, superato il concetto di sostenibilità e la bellezza di tutelare l'ambiente con piccoli gesti, abbiamo avuto un riconoscimento da un'importante trasmissione televisiva, Masterchef Italia che nel suo Magazine a noi dedicato non ha sottovalutato la bontà del prodotto oltre che la sostenibilità della produzione; per noi

quello è stato un passo verso la maturità: non solo ambiente, ma soprattutto valore alimentare della produzione.

Il 2017 sarà orientato al sociale ed alla produzione delle nostre specialità nelle case circondariali, nel carcere di Matera capitale della cultura, dove la novità lascia spazio alla sostenibilità sociale, collaborando con i detenuti per produrre quelle che abbiamo sempre definito Bontà Sostenibili. Il progetto è stato sostenuto dalla gente con una campagna di Crowdfunding su Eppela.com che ha avuto un ottimo risultato ed è stata cofinanziata da postepaycrowd, che generalmente finanzia i creativi.

 

La vostra azienda vende un Kit, chiamato Recokit, per produrre funghi freschi direttamente a casa. Come si utilizza?

 

Il nostro Recokit è nato inizialmente per una nostra esigenza. Nel 2013 avevamo notevoli richieste di prodotto, tutti volevano assaggiare i funghi nati sul fondo di caffè, ma noi, con i nostri piccoli spazi ed i nostri piccoli mezzi non potevamo affrontare il mercato nazionale con il fungo fresco. Era, inoltre, il periodo in cui tutti sviluppavano APP e noi, per non sentirci esclusi da questa onda, abbiamo sviluppato, a modo nostro un’APP, il Recokit appunto.

Abbiamo così realizzato un prodotto "a scaffale", dove con semplici procedure descritte sulla scatola e in un vademecum di buona coltivazione che forniamo ai clienti, il nostro prodotto può essere utilizzato da Bolzano a Palermo, da Milano a Roma.

La parte difficile la facciamo noi: recuperiamo il fondo di caffè, lo inoculiamo di micelio, incubiamo nelle nostre strutture a parametri controllati (temperatura, ossigeno, umidità) e quando i funghi stanno per nascere fermiamo tutto e facciamo realizzare la produzione ai nostri acquirenti che avranno oltre che funghi prodotti da fondo di caffè, funghi freschissimi che saltano la catena della distribuzione e tutto quello che alla distribuzione è connesso (tempi di stoccaggio e processi per allungare la shelf life). C’è una bella differenza tra un fungo di oggi ed un fungo di almeno una settimana fa.

Per nostra scelta, inoltre, non utilizziamo nessun tipo di trattamento, governiamo il processo produttivo con i dovuti accorgimenti, per prevenire anziché curare. C’è una bella differenza tra un fungo naturale che coltiva il consumatore ed un fungo coltivato con modalità intensive.

 

Questo nuovo progetto ha riscosso successo tra i consumatori della Basilicata e delle altre regioni italiane?

 

Il nostro è un consumatore curioso e che ha voglia di sperimentare, generalmente vive nelle città, giovane o meno giovane, ha cura dell'ambiente inteso come intorno e vuole, con piccoli gesti, amare la Terra. E', inoltre, orientato alle sfide e vuole superarle, proprio per questo è anche molto esigente. Un'altro target di

consumatori è il popolo che produce nel guscio domestico e prova a farlo, a volte, con risultati strabilianti anche per noi.

Sarà un caso, ma dal 2014, passando per i 2015 ed il 2016, i Recokit hanno girato l'Italia, coprendo tutte le Regioni partendo dalla Basilicata. Ovviamente i quantitativi non sono quelli delle multinazionali o delle grandi aziende, anche perchè noi abbiamo strutturato un modello di prossimità alla nostra azione e cerchiamo, per quel che si può, di conservarlo.

Utilizzando internet ed il commercio elettronico, con partnership di importanti Market Place on-line oltre che sul nostro sito recofunghi.com, riusciamo a creare quel rapporto di prossimità anche con consumatori molto lontani: rispondiamo direttamente alle loro domande, in alcuni casi li guidiamo passo per passo, in altri ci chiedono semplicemente se i funghi sono pronti per essere raccolti. Già nei primi giorni di questo 2017 abbiamo avuto ottimi risultati, da Torino a Napoli, da Vimercate fino alla Puglia.

La soddisfazione è dei clienti per esserci riusciti e per aver scoperto che non è poi così difficile, la nostra felicità è invece di dare la possibilità a più persone possibile di farlo.

Il punto di svolta importante è quello di affidare al Recokit un ruolo didattico/formativo. Nelle scuole e/o nei centri formativi di qualunque parte d'Italia si può utilizzare il Recokit per educare all'ambiente ed alla sostenibilità delle produzioni, alternando la scuola al lavoro di cura di una produzione, che produce risultati.

Parallelamente cercheremo di uscire dalla nicchia, abbassando i prezzi ancora di più (già ora un RecoKit costa solo 6,99 euro) e cercando quel processo di scale up che farebbe guadagnare tutti, compresi i cittadini che riescono a dare una seconda vita ad uno scarto che ad oggi è destinato altrove. Per fare questo dobbiamo necessariamente cercare canali di distribuzione differenti dai nostri, piccola o grande che sia, abbiamo bisogno della distribuzione organizzata.

Pensate di esportarlo all’estero?

 

Dove abbiamo spedito, con i nostri piccoli mezzi, abbiamo avuto sempre ottimi risultati. E' difficile per una piccola azienda agricola avere il tempo di pensare ai mercati esteri.

Se ad esempio in Polonia il reddito medio mensile è di 300 euro come possiamo pensare di far arrivare nei vivai o nel circuito del Garden un prodotto che costa il 2,33% dello stipendio di un Polacco? 10 kit impegnerebbero un quarto del loro stipendio. Quindi stiamo cercando di selezionare una parte di mercato, ad esempio i ristoranti italiani di qualità che possono investire per creare un piatto unico e riconoscibile ai loro clienti. In questo senso sì, possiamo pensare di esportarlo all'estero, ma in canali ben selezionati oppure pensare di realizzarlo direttamente lì, dove si produce la materia prima.

Esistono, oltretutto, in Europa altre realtà come la nostra ed in questo senso preferiamo, di impostazione e per piccole quantità, indirizzare per adesso gli ordini verso di loro.

 

Quali sono i consigli che volete dare a chi ha deciso di aprire un’azienda o di avviare una startup?

 

Alessandro Rimassa ci ha inseriti nel suo libro "La Repubblica degli Innovatori" parlando di piccole folli rivoluzioni e che questo, sì davvero, è un paese per giovani. La penso anche io così, nonostante non sia più giovane e nonostante gli ostacoli che in Italia ci sono per realizzare delle buone idee.

Tutti gli analisti e quelli che valutano le idee, magari per non concedere un prestito o un mutuo, consigliano di non innamorarsi delle proprie idee, personalmente non la penso così. Se 30 anni fa un ragazzetto per realizzare una piattaforma dedicata a condividere la propria persona e personalità, i propri pensieri o magari le proprio foto con il mondo si fosse presentato in banca [...] ora è uno dei dieci uomini più ricchi del mondo.

Basta chiudere gli occhi e andare avanti con la/e proprie idee/imprese/startup ben chiare e sapendo che, forse, proprio quello che proponete è quello che serve a qualcuno, forse ha mercato e nessuno vi può rispondere prima a questa domanda. Noi, nel nostro piccolo, prima che l’offerta abbiamo generato la domanda.

Le nuove generazioni hanno "la fortuna" di non avere nessuna certezza, per questo possono realizzare delle vere e proprie imprese partendo proprio dall'incertezza e dalle capacità che hanno sviluppato per governarla. Bisogna chiudere gli occhi e non fermarsi mai.

 

  Intervista disponibile su ClicLavoro.gov.it

 

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